Poggio Trevvalle · Maremma Toscana

Agricoltura Biologica
e Biodinamica

Tutta la produzione di Poggio Trevvalle è certificata BIO dal 1999. L'attuale Organismo di Controllo è VALORITALIA S.r.l. (IT-BIO-015).

La certificazione BIODINAMICA è invece del 2015, anche se la pratica biodinamica è iniziata già nel 2006. L'organismo di certificazione è AGRI.BIO ITALIA ETS, il marchio è Agri.Bio Dinamica.

Difesa delle colture: Attacco vs. Prevenzione

Ma quali sono le differenze tra agricoltura convenzionale e biologica? In estrema sintesi: l'agricoltura convenzionale mira a massimizzare la resa attraverso il controllo tecnologico e chimico, il biologico mira a preservare l'ecosistema sfruttando i processi naturali. Di seguito qualche esempio:

01 · Difesa delle colture: Attacco vs. Prevenzione

Convenzionale: utilizza pesticidi, erbicidi e fungicidi di sintesi. Se compare un parassita, si interviene con una sostanza chimica mirata - spesso sistemica, ovvero che entra nella linfa della pianta - per eliminarlo.

Biologico: è vietata ogni sostanza di sintesi. La difesa è preventiva: si usano insetti utili (antagonisti naturali), rotazioni colturali per interrompere i cicli dei parassiti e, solo se necessario, sostanze naturali come rame, zolfo o estratti vegetali (es. olio di neem).

02 · Fertilità del suolo: Nutrire la pianta vs. Nutrire la terra

Convenzionale: si utilizzano concimi minerali sintetici (NPK — Azoto, Fosforo, Potassio) prontamente assimilabili. L'obiettivo è nutrire direttamente la pianta per farla crescere velocemente, ma questo può portare nel tempo a un impoverimento del terreno e all'inquinamento delle falde acquifere.

Biologico: è vietato l'uso di concimi sintetici. Si nutre il terreno con sostanza organica (compost, letame, sovescio ovvero l'interramento di piante specifiche). L'obiettivo è mantenere vivo il suolo e i suoi microrganismi, che a loro volta renderanno disponibili i nutrienti per le piante.

Tutto questo si riflette nei prodotti agricoli. Avrete visto nei banchi dei supermercati i prodotti bio: sono generalmente più bruttini ma spesso anche più gustosi dei loro omologhi convenzionali. Con l’agricoltura biodinamica si fa un passo in più.
Rudolf Steiner

Per Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia e dell'agricoltura biodinamica, la qualità del cibo non era solo una questione di nutrienti (proteine, grassi, carboidrati), ma di forze vitali. Il cibo non deve solo saziare il corpo fisico, ma fornire all'essere umano le energie necessarie per sostenere la propria attività spirituale e di pensiero.


Steiner sosteneva che la qualità di un alimento dipendeva dalle "forze eteriche" o vitali accumulate durante la crescita. Fu tra i primi a lanciare l'allarme sulla degradazione dei terreni causata dai concimi chimici, sostenendo che essi rendevano i prodotti "morti" dal punto di vista energetico. Per garantire cibo di qualità, propose l'agricoltura biodinamica, che considera la terra come un organismo vivente e utilizza preparati naturali e ritmi cosmici per infondere vitalità nelle piante.

È ironico che Steiner sia il "padre" del vino biodinamico. Nel suo celebre "Corso di Agricoltura" del 1924, egli diede indicazioni precise su come coltivare la terra e le piante (inclusa la vite) per renderle "vitali", ma non era affatto un sostenitore del consumo di vino.


Per Steiner, l'agricoltura doveva produrre uve sane e piene di "forze solari", ma la trasformazione di queste in alcol era vista come un processo di degradazione.


Ma se Steiner era così contrario, perché oggi la biodinamica è lo standard d'oro del vino naturale? Molti produttori – tra cui anche Umberto Valle - separano la tecnica agricola dalla filosofia morale di Steiner sull'alcol e considerano il vino biodinamico il prodotto agricolo più onesto per esprimere i propri terroir senza chimica e in tutta la loro essenza e vitalità, indipendentemente dalle opinioni di Steiner sull'astinenza.

Vino Biologico

Qual è la differenza tra un vino biologico e uno convenzionale? In una cantina certificata bio sono proibite pratiche enologiche ammesse in vinificazione convenzionale per accrescere la serbevolezza, la stabilità o altre qualità del vino, quali ad esempio:


la concentrazione parziale attraverso il raffreddamento, l'eliminazione dell'anidride solforosa con procedimenti fisici, il trattamento per elettrodialisi per la stabilizzazione tartarica, la dealcolizzazione parziale e così via;


la stabilizzazione microbiologica (con acido sorbico, lisozima), la disacidificazione (con acido DL-tartarico), la stabilizzazione tartarica o del colore (con carbossimetilcellulosa o mannoproteine dei lieviti), la correzione del colore (con polivinilpolipyrrolidone) e via discorrendo.


In una cantina certificata bio è però consentito l'uso di sostanze ammesse anche in vinificazione convenzionale — se di origine biologica — come mosto concentrato rettificato, lievito secco attivo, gelatina alimentare, proteine vegetali ottenute da frumento o piselli, colla di pesce, albumina e molti altri ancora.

Ma in una cantina certificata bio è però consentito l’uso di sostanze ammesse anche in vinificazione convenzionale - se di origine biologica - come ad esempio mosto concentrato rettificato, cellule di lievito, lievito secco attivo, lievito fresco in sospensione, gelatina alimentare, proteine vegetali ottenute da frumento o piselli, colla di pesce, albumina e tanti altri ancora.

Nella cantina di Poggio Trevvalle nessuna di queste sostanze è utilizzata, ricorrendo invece a tanta attenzione, una gran cura dell’igiene dei locali e dell’attrezzatura e un po’ di solfiti, in modo tale da avere un vino che rifletta in pieno i suoi “terroir” e che doni senso di benessere a chi ne gode. Del resto, se l'uva è sana e vitale (grazie alla biodinamica), non c’è bisogno di "aggiungere" nulla in cantina per aggiustare il tiro.