Geografie
L’intera superficie aziendale è di oltre 51 ettari, di cui circa 18 ettari di vigneti, 5 ettari coltivati ad olive da olio ed i restanti seminativi e bosco.
Vigna dell'Arcille
Nel comune di Campagnatico.
Vigna di Poggio la Mozza
Nel comune di Grosseto.
Vigne del Colombaio, del Potentino e di Poggioferro
Nel comune di Seggiano.
I nostri vigneti
I nostri vigneti ricadono in tre Comuni diversi.
Geologia
Vigna dell'Arcille
terreni risalenti alle sedimentazioni avvenute tra il Miocene Superiore ed il Pliocene (Zancleano – Piacenziano). Si tratta di depositi marini pliocenici. La natura di questo terreno dona ai vini di Poggio Trevvalle all’Arcille una leggera nota sapida, inconfondibile;
Vigna di Poggio la Mozza
terreno definito “macigno”. Si tratta di arenarie quarzose-feldspatiche-micacee gradate, con livelli più sottili di argilliti siltose - in pratica strati di sabbia compressa fino a formare lastre di consistenza simile alla roccia, ma friabile. Epoca di formazione Oligocene superiore – Miocene inferiore, precedente a quella dei terreni dell’Arcille;
Vigne del Colombaio, del Potentino e di Poggioferro
Siamo sulle pendici del Monte Amiata, vulcano spento ormai da centinaia di migliaia di anni. Il terreno del Colombaio e del Potentino è il "galestro", scisto argilloso, ovvero roccia sedimentaria composta principalmente da argilla, con una struttura che tende a sfaldarsi in lastre sottili o frammenti prismatici. Ha un colore grigio-azzurrognolo, mentre il terreno di Poggioferro ha sfumature giallastre tipiche della "pietraforte", scisto calcareo-marnoso, ovvero rocce sedimentarie formatesi durante il Cretaceo. Sono suoli più "vecchi" rispetto ai primi due.
Cromatografia
Per capire se un terreno è vivo o se un vino ha un’anima, la chimica tradizionale non sempre basta. Per questo utilizziamo la cromatografia di Pfeiffer: un’analisi qualitativa che trasforma la vitalità della terra o del vino in un’immagine.
Non cerchiamo numeri o tabelle, ma forme, colori e armonia. Attraverso questo “test della goccia” riusciamo a visualizzare l'equilibrio tra sostanza organica, minerali e microrganismi. È una bussola fondamentale per la nostra agricoltura biodinamica: ci conferma che stiamo lavorando in armonia con la natura, garantendo che ogni bottiglia sia un organismo vivo, vibrante e coerente con il territorio da cui nasce. “Le cromatografie nelle foto (campioni di dicembre 2021) mostrano entrambe un’ottima proporzione tra le zone.
Analisi · Campioni Dicembre 2021
Le cromatografie nelle foto (campioni di dicembre 2021) mostrano entrambe un'ottima proporzione tra le zone.
Si denota una buona compenetrazione tra tutti i settori, quindi i processi del ciclo dell’azoto di demolizione/organicazione sono sufficientemente fluidi.
Il colore è bruno pallido, con tonalità gialline, leggermente più carico nella zona centrale: la vitalità è buona e non si evidenziano tendenze alla mineralizzazione.
La zona mediana mostra una presenza di sostanza organica buona, ma non elevata, comunque in buon rapporto con le altre fasi di umificazione.
La zona periferica è abbastanza sviluppata anche se un po' slavata. I brown spots sulle punte sono però poco visibili e non molto definiti, quindi l'attività microbica è presente, ma potrebbe non essere sufficiente a trasformare tutta la sostanza organica contenuta nel terreno.
La struttura fisica appare buona (presenza di canalizzazioni radiali praticamente senza interruzioni). Complessivamente risultano essere terreni ampiamente produttivi, il primo con una vitalità maggiore ed una struttura fisica leggermente migliore (colorazione complessiva più marcata, leggermente più definita), entrambi in grado di rigenerarsi abbastanza bene, ma da non sfruttare eccessivamente senza interventi di ripristino della sostanza organica grezza e della vitalità”.
(dal report di lettura della cromatografia di IMAGINE di Giulio Moiraghi – Analisi morfologiche).